In occasione della Milano Design Week, Fazioli svela la sua più recente creazione speciale:
FAZIOLI F212 VENETIA
Non un semplice omaggio a Venezia e alla sua sontuosa bellezza, ma un pianoforte intessuto di simboli e di richiami ai valori più nobili, che celebra l’ingegno umano e si fa portavoce di un chiaro e sentito anelito di pace.
Allo Showroom FAZIOLI di Milano, in occasione della Milano Design Week 2026, domina la scena da qualche giorno il sontuoso pianoforte F212 VENETIA: la sua voce ha risuonato in anteprima giovedì 23 aprile con la presentazione nell’ambito del Fuorisalone impreziosita dalla presenza del pianista Alberto Ferro, recentemente insignito del primo premio al Ljubljana Festival International Piano Competition.
È il racconto della nascita di questo straordinario strumento a costituire il cuore dell’evento: Paolo Fazioli, insieme agli artigiani di Bianchi Dipinti che hanno dato vita alla decorazione dello strumento, ne svela la genesi, illustrando il percorso creativo, le scelte costruttive e l’eccellenza manifatturiera che rendono VENETIA un’opera unica, frutto di sapere, esperienza e passione.
Il progetto estetico del pianoforte FAZIOLI F212 VENETIA nasce dal desiderio di trasformare lo strumento in un vero e proprio racconto visivo, capace di evocare Venezia non solo come luogo, ma come idea: un equilibrio straordinario tra arte, ingegno umano e valori autentici.
La scelta di rappresentare il Canal Grande lungo il fianco dello strumento si inserisce in una tradizione iconografica profondamente radicata nella storia dell’arte. Da Canaletto fino a Paul Signac, il Canal Grande è stato osservato, studiato e reinterpretato nel tempo come cuore pulsante della città. Le sue architetture – dai palazzi gotici a quelli rinascimentali, come la Ca’ d’Oro – costituiscono una sorta di “teatro dell’acqua”, una scenografia in cui si riflette la storia stessa della Serenissima. Trasporre questa visione sul corpo di un pianoforte significa inserirsi in questa tradizione, ma anche compiere un gesto nuovo: per la prima volta, una simile narrazione si sviluppa lungo la superficie di uno strumento musicale, fondendo arti visive e suono in un unico oggetto.
La descrizione lasciata da Philippe de Commynes nel 1495 restituisce con straordinaria vividezza il carattere monumentale e celebrativo del Canal Grande: una “strada” unica al mondo, fiancheggiata da edifici maestosi, rivestiti di marmi preziosi provenienti dall’Istria, arricchiti da porfidi e serpentine. Questo sguardo storico contribuisce a definire il tono dell’intervento pittorico sul pianoforte, che richiama volutamente un affresco di gusto settecentesco, capace di restituire profondità prospettica e continuità narrativa.
Il punto di partenza scelto per questa rappresentazione è il Ponte di Rialto, il più iconico e fastoso tra i quattro ponti che attraversano il Canal Grande. La sua presenza non è soltanto estetica: esso diventa simbolo di connessione, di incontro tra sponde diverse – un’immagine che rispecchia la funzione stessa del pianoforte come ponte tra compositore, interprete e ascoltatore. La scelta di Venezia, inoltre, richiama un legame territoriale e culturale preciso: la vicinanza di Sacile, storicamente legata alla Serenissima e non a caso definita “Giardino della Serenissima”, rafforza il valore identitario del progetto.
Ma il Canal Grande non è soltanto un soggetto decorativo. È metafora di una città che sfida le leggi della natura, costruita sull’acqua e sostenuta da un equilibrio tanto audace quanto duraturo. In questo senso, esso diventa simbolo dell’ingegno umano e della sua tenacia, lo stesso che anima la continua evoluzione del pianoforte: uno strumento che, pur fondandosi su una tradizione secolare, è costantemente oggetto di ricerca, perfezionamento e reinterpretazione.
Lo sguardo, risalendo lungo lo strumento, incontra poi lo stemma di Venezia collocato sul leggio, prima di essere attratto dallo straordinario dipinto sul coperchio. Qui il riferimento iconografico si fa esplicito e profondamente simbolico: il Leone di San Marco, tratto dall’opera di Vittore Carpaccio, databile intorno al 1516 e oggi conservata presso il Palazzo Ducale. Il leone alato, emblema dell’evangelista Marco, si presenta in una postura sospesa tra terra e mare, con la zampa posata su un libro aperto che reca l’iscrizione “Pax tibi Marce evangelista meus”. Questa immagine racchiude un messaggio che va oltre la celebrazione civica: essa propone una visione del potere fondata sulla pace, sulla stabilità e sulla giustizia. Non vi è aggressività nella figura del leone, ma una forza silenziosa, consapevole, capace di mantenere equilibrio senza ricorrere alla violenza.
È proprio in questa stratificazione di significati che il pianoforte FAZIOLI VENETIA rivela la sua dimensione più profonda: uno strumento musicale, che, come Venezia stessa, invita a contemplare al di là della bellezza esteriore la possibilità di un equilibrio alto e duraturo, costruito con sapienza, intelligenza, visione e dialogo. Concetti che mai come in questo momento storico appaiono attuali e urgenti.



GLI AUTORI DELLE DECORAZIONI
I Maestri fiorentini di Bianchi Dipinti
Con oltre un secolo di storia a Firenze, la bottega artigiana Bianchi Dipinti rappresenta un’eccellenza della tradizione artistica locale. A conduzione familiare, realizza dipinti interamente eseguiti a mano da maestri artigiani fiorentini, utilizzando ancora oggi tecniche e materiali tramandati di generazione in generazione.
Ogni opera nasce su richiesta del cliente: partendo da cataloghi fotografici o da soggetti forniti direttamente, è possibile ottenere dipinti personalizzati nelle dimensioni e nello stile desiderati, adattabili a qualsiasi contesto, dall’arredo privato a grandi progetti decorativi.
Nel corso degli anni, Bianchi Dipinti ha collaborato con importanti realtà del settore dell’interior design.
La produzione spazia dall’arte sacra del Trecento su tavola, alle opere rinascimentali e sette-ottocentesche su tela, fino al contemporaneo e all’astratto. Ogni dipinto è realizzato con tecniche e materiali coerenti con l’epoca di riferimento. Completano l’offerta cornici intagliate a mano, decorate anche in oro zecchino, accanto a soluzioni più moderne.
La bottega si occupa inoltre di restauro di opere pittoriche su tela, legno e rame, incluse cornici e tabernacoli. Grazie a oltre cento anni di esperienza, la famiglia Bianchi continua a soddisfare le richieste di una clientela internazionale, mantenendo viva una tradizione artistica di altissimo livello.
IL PRECEDENTE
Il pianoforte Art Case FAZIOLI Marco Polo
Già venticinque anni fa, FAZIOLI celebrò il legame con Venezia con il fortunato modello “Marco Polo” destinato ad entrare in modo permanente tra i pianoforti di maggior successo della collezione “Art Case”. Questa creazione affonda le sue radici nella richiesta di un colto committente cinese che fece esplicita richiesta di uno strumento speciale che celebrasse l’indissolubile legame storico tra l’Italia e il suo Paese.
Ne derivò un pianoforte destinato a parlare di epoche e luoghi che hanno segnato l’incontro tra Oriente e Occidente. Il primo luogo evocato è proprio Sacile, sede della fabbrica Fazioli e storicamente nota come “Il Giardino della Serenissima”. Questo legame privilegiato con Venezia funge da portale verso le imprese di Marco Polo che, sul finire del XIII secolo, percorse la Via della Seta per svelare all’Europa le meraviglie del Catai. Ma la stratificazione temporale si spinge oltre: sollevando il coperchio del pianoforte, ci si immerge nello stile del Settecento veneziano attraverso una magistrale riproduzione di un’opera del Canaletto. In un raffinato gioco di richiami, il dipinto ritrae una scena ambientata nel 998 d.C., trasportandoci idealmente ai fasti della Serenissima, che fanno eco a quello delle antiche dinastie orientali, simboleggiate dalla laccatura rossa dello strumento. Il pianoforte Fazioli “Marco Polo”, a un quarto di secolo dalla sua ideazione, continua a rappresentare una sorta di macchina del tempo capace di raccontare come la bellezza sia il linguaggio privilegiato per unire il passato remoto al nostro presente.